Quasi sempre, se si vuole crescere davvero, aggiungere non serve: quello che serve invece è togliere, anzi, tagliare. In queste righe don Gabriele ci invita a riflettere sul coraggio della “potatura” spirituale: un taglio spesso necessario non solo per eliminare il superfluo, ma soprattutto per alleggerire il proprio ego, per dare respiro all’ascolto, all’altro, alla bellezza dell’incontro; e poi, per fare spazio alla verità, alla libertà e a frutti più autentici.
Forse la parola magica è: “potare”
Il vino è buono, è per la festa, ma fuori posto e in misura esagerata, ubriaca.
Le parole sono strumento di comunione, ma fuori posto e in maniera esagerata ubriacano la verità. La creatività, l’iniziativa, se sono frutto di amore, e quindi di fecondità, costruiscono, ma se sono opera dell’ambizione, della superficialità, nel vuoto, distruggono.
Il consumismo distrugge. Credersi vivi perché super attivi, è non credere alla vita. Credere che il rumore, l’apparenza, l’applauso, siano i segni nella vita, è non credere al cuore, spegnere quindi la vita.
Credere alla vita chiede attesa, pazienza, chiede il silenzio della fiducia, chiede il coraggio del discernimento, della scelta, della decisione, chiede di aprirsi al dono. Per questo pensiamo sia giunto il tempo della potatura.
Per acquisire libertà, per accostarsi alla verità è necessario “potare”. Se vogliamo portare frutti, se non vogliamo perderci in un mondo di foglie, bisogna tagliare i rami in più. Non solo i rami cattivi, i rami secchi, ma anche quelli in più. I rami in più devono essere tagliati, non solo quelli inutili. Se non avremo questo coraggio non avremo frutti.
Don Gabriele.
Parrocchie di Longarone, Fortogna, Igne ed Ospitale di Cadore, 2012