«L’appartenenza è avere gli altri dentro di sé» cantava Giorgio Gaber. Qui don Gabriele mostra la genesi di questa appartenenza, che è fatta di vicinanza, di partecipazione, di gioie e di sofferenze condivise, anche solo di sguardi sullo stesso paesaggio, la medesima terra, le stesse montagne. Attraverso tutto ciò si impara che la vita è fatta di legami che ci alimentano e ci sostengono, e senza i quali saremmo perduti.
Carissimi,
poiché ci siete, siete preziosi e mi siete cari, mi preme ricordare a me stesso e a voi, il nostro legame, ciò che ci accomuna e che ci fa reciprocamente appartenere.
Ci lega la nostra comunità, ci accomuna la terra nella quale viviamo, ci fanno appartenere l’un l’altro, le esperienze, vissute insieme, di tenebra e di luce con il loro bisogno di fede, le esperienze di dolore e di gioia con il loro bisogno di speranza, le esperienze di solitudine e di compagnia con il loro bisogno di amore, di carità.
Come possiamo non appartenerci l’un l’altro noi che guardiamo gli stessi fiori, gli stessi boschi, le medesime montagne? Noi che amiamo la stessa terra, su di essa le nostre speranze, versiamo il nostro sudore e anche le nostre lacrime?
Don Gabriele.
Parrocchia di Arabba, 1985