Quando ci si dimentica di colui che ci ha fatto un dono si finisce per perdere sé stessi, semplicemente perché nessuno di noi è un’isola o il risultato di una autogenerazione. Ciò che siamo oggi è l’insieme di una miriade di “doni” ricevuti nel corso della vita. Ci sono i doni più originari, come la vita stessa, la cura dei genitori, l’amore di chi ci ha cresciuto; poi doni culturali, come gli insegnamenti dei maestri, i sacrifici delle generazioni passate; e infine i doni spirituali, come il perdono, la fiducia, il tempo che qualcuno ci ha dedicato. Giustamente, don Gabriele ci invita a ricordare che, se dimentichiamo chi ci ha fatto questi doni, recidiamo le nostre stesse radici.
Se ci soffermiamo sui grandi misteri della nostra fede, abbiamo motivo di “perderci”. Natale, Epifania, Pasqua, Ascensione, Pentecoste, Corpus Domini, sono solo alcuni dei grandi momenti celebrativi di festa durante l’arco dell’anno. Ma se invece di chiamarli misteri li chiamiamo, come in realtà sono, semplicemente doni, il tutto diventa immediatamente più accessibile. Non ci è difficile trovare dentro il dono, la vita, la relazione, l’amore, ecc. Quando un dono lo accogliamo dimenticando chi ce lo ha dato, non perdiamo solo il donatore ma anche il cuore del dono e la finalità del dono stesso. In parte questo sta ad indicare che abbiamo perso noi stessi.
Don Gabriele.
Parrocchie di Longarone, Fortogna, Igne ed Ospitale di Cadore, 2018