Due prospettive opposte: una la conosciamo anche troppo bene, perché è la nostra, quella che sperimentiamo ogni giorno e che ci fa tanto soffrire; l’altra invece non la conosciamo, perché sembra un sogno, un’illusione, una mera invenzione. Vale davvero la pena di rileggere queste righe di don Gabriele, perché in esse palpita qualcosa di nuovo, di inedito e di incredibile, di cui il mondo intero ha un immenso bisogno.
Noi non scegliamo il bene perché non ci crediamo, non ci crediamo perché non siamo capaci di farlo e non lo facciamo perché non crediamo nell’uomo, nella sua libertà, nel suo essere deposito della vita, oggetto e soggetto di amore.
Ma Dio c’è ed è per me! Io non credo nella mia libertà, ma Lui sì. Gli uomini non credono nella loro capacità di scegliere il bene, ma Lui sì. Noi non sappiamo vedere la meta, ma Lui è la meta. Stentiamo a intravedere nell’uomo la realtà del cuore, ma Lui vi abita. Pensiamo il male più grande delle nostre forze, ma Lui perdona.
Noi non capiamo, non vediamo, ci perdiamo, ma Lui vede e resta, perché Egli è, ed è fedele.
Tu non preghi, ma Lui ti aspetta perché sa che se vuoi puoi andare. Io non mi penso capace di sacrificio, e poi lo credo inutile, ma Lui crede nel mio dono e sa che è la sola cosa che conta.
Il nostro tanto darci da fare ci stressa e rende difficile la fecondità del pensiero, ma Lui sa di che è fatta la nostra mente e conosce da dove nasce la vera creatività. Il chiasso ci fa compagnia e senza di Lui cadiamo nella solitudine, ma Lui nella solitudine può starci vicino, può parlarci.
L’impegno a noi sembra inutile, per Lui costruisce l’uomo nel momento in cui compromette la sua libertà nella storia degli uomini scoperta come regno di Dio.
Noi sospettiamo, dubitiamo della carità, Lui non può per ovvie ragioni e la vede nell’uomo anche quando questi la nasconde o la nega, perché è sua creatura.
Noi non abbiamo il desiderio e la gioia della conversione, perché non abbiamo la verità, abbiamo perso noi stessi, il fratello e Dio, ma Lui non ha perso niente e quindi può permettersi di credere e attendere con gioia la mia conversione, la tua e anche la sua, quella del tuo fratello, quella della Chiesa e quella del mondo.
È la Quaresima!
don Gabriele
Parrocchia di Arabba, 1993