Non tutto ciò che appare rigoglioso è destinato a portare frutto. In questo testo don Gabriele ci invita a riscoprire il valore del “togliere” in una società spesso ossessionata dall’accumulare. Attraverso la saggezza del gesto contadino, ci mette di fronte a una verità paradossale: la fecondità autentica passa spesso attraverso la capacità di tagliare, di ridurre, di spogliare. Il paradosso è che l’esuberanza delle foglie, il troppo, impedisce la fecondità, impedisce la vita. Come a dire che le persone più felici non sono quelle che hanno di più, bensì quelle che danno di più.
Impariamo dal contadino! Nella vite non si limita a potare solo i rami secchi, taglia anche quelli in più, che spesso sono quelli che hanno già portato frutto. La vite non potata si presenta in primavera, e anche in estate, più rigogliosa, più “ricca”, ma solo di foglie, e in autunno povera, se non priva, di frutti. Ha utilizzato le sue forze per fare tante foglie, ma non ne aveva più di forze per fare i frutti. Al confronto la pianta potata sembra ferita, umiliata, nuda, ma alla prova dei fatti presenta tutta la ricchezza della sua vita. Guardandoci attorno ci viene spesso voglia di pensare: “quante foglie!” La potatura è indispensabile per avere frutti.
Don Gabriele.
Parrocchie di Longarone, Fortogna, Igne ed Ospitale di Cadore, 2014