Questa volta don Gabriele mette il dito su una delle più clamorose contraddizioni di noi adulti: denunciamo le piccole incoerenze dei bambini proprio mentre facciamo finta di non vedere le nostre enormi contraddizioni, che sono tipiche del mondo degli adulti.
Quante volte al bambino che faceva i capricci, perché non voleva mangiare la minestra, abbiamo detto che molti bambini morivano di fame, per convincerlo a mangiare.
Il pensiero un po’ utilitaristico ma vero, con la pretesa dell’efficacia, nasconde una grande realtà drammatica: la realtà dell’abbondanza che fa i capricci dimenticando il dramma della miseria. Questa contraddizione la applichiamo spesso ai bambini, forse per una sensibilità che davanti ai bambini non riesce a restare estranea e si lascia coinvolgere intensamente.
Tutto vero e giusto, ma…
Ridurre il problema a una questione di bambini ci pare tanto riduttivo e ingiusto.
Le discriminazioni non sono solo tra i bambini poveri e i bambini ricchi, nemmeno soltanto tra i bambini sani e quelli ammalati, e neanche tra i bambini che possono andare a scuola e quelli che la scuola non sanno cosa sia.
Le discriminazioni sono consumate a livello planetario in tutti i campi. L’ingiustizia è una cosa degli adulti. Chi non vuole condividere, chi non vuole giustizia, chi non è disponibile al sacrificio, chi sciupa e spreca, non sono i bambini ma gli adulti, i ricchi, i sazi, noi.
don Gabriele
Vallada, S. Tomaso e Cencenighe, 1998