Varrebbe la pena di rileggere per intero questa sorta di poema amoroso scritto da don Gabriele, poema in cui ogni periodo inizia con le stesse parole, come un ritornello: o mio bell’amore sconosciuto. Non è frequente trovare qualcuno che si rivolga a Dio in questo modo, così bello, così vero, così appassionato da risultare perfino commovente. Eppure sarebbero le parole giuste di chi ha realmente incontrato il Dio vivo e vero, anche se Egli rimane per noi, in gran parte, sconosciuto.
O mio bell’amore sconosciuto, io ti amo senza volto. Per te, di tutta la mia forza adesso voglio arricchirmi per poter arricchire te, e continuamente mi abituerò a dare, evitando di prendere, perché quando tu comparirai, attraente ai miei occhi, io non voglio rapirti come un ladro che arriva, ma accoglierti come un tesoro offerto, perché il tesoro sarai Tu, e ti donerai.
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Ma, mio bell’amore sconosciuto, bisogna anche aspettare, e quanto è dolorosa l’attesa notturna degli amanti…
don Gabriele.
Parrocchia di Arabba, 1988