Diocesi di Belluno – Feltre
Don Gabriele Bernardi

Il catechismo non è un parcheggio, la fede non si delega

Troppo spesso riduciamo l’educazione cristiana dei nostri figli a un adempimento burocratico, a un’ora settimanale da tollerare con benevola indifferenza. Ma i ragazzi vedono tutto, intercettano le nostre ipocrisie e subiscono il peso dei nostri silenzi spirituali. Non basta non essere contrari per essere padri e madri credibili. Le parole che seguono non cercano scuse e non fanno sconti: sono un richiamo severo, ma necessario, alla responsabilità che ogni genitore ha davanti alla coscienza dei propri figli.

Le frasi [dei genitori]: “Io non sono contrario”, “Certo al catechismo il male non lo insegnano” non bastano più. Il bambino e il ragazzo pensano spesso più o meno coscientemente: “Se questa fede che qualcuno tenta di comunicarci non interessa niente o quasi al papà e alla mamma, significa che non è poi tanto importante come vorrebbero farci credere”.
Chi sta in mezzo ai ragazzi e parla loro della fede non trova difficoltà a cogliere questo disagio. Nella loro apertura, propria dei ragazzi, essi sentono che la fede che si cerca di donar loro è qualcosa di meraviglioso, ma quando pensano ai loro genitori e alla poca importanza che essi danno a questa cosa meravigliosa rimangono disorientati.
Fino ad una certa età infatti, tutto viene filtrato dal ragazzo attraverso la personalità dei genitori. Quindi o c’è l’impegno dei genitori, o per il 95% la scuola di catechismo risulta inutile e a volte ridicola.
Qualcuno potrebbe dirmi: “Con quale diritto ti permetti?” Rispondo: “Il diritto ce l’ho, se non altro perché questi bambini mi stanno a cuore e dal momento che mi stanno a cuore sono anche i miei”.

Don Gabriele.

Parrocchia di Longarone, 1978