È un’esperienza che prima o poi ci tocca fare, un’esperienza spiazzante, deludente, perfino paralizzante; ma soprattutto, un’esperienza che accade per davvero. La domanda che mi rimane, quella più difficile da assumere, è per me la seguente: ce la farò mai a reggere a tutto ciò quando dovessi scoprire che lo stupido sono proprio io. Perché è troppo comodo illudersi che solo gli altri possono essere stupidi; mentre invece dovrei avere il coraggio di ammettere che, io stesso, e in diverse circostanze, mi sono comportato così.
Signore, tu ci comandi di amare i nostri fratelli, i tuoi figli, ma per la debolezza il nostro amore spesso si inceppa.
Per amare l’ammalato, l’handicappato ci aiuta la pietà, per amare la persona sola, il sofferente, il triste ci vuole attenzione, ascolto e compagnia, per amare il bambino basta passione per la vita, per amare l’anziano un po’ di saggezza, per amare il balordo è sufficiente la compassione, per amare il malvagio, il cattivo, il peccatore possiamo farci aiutare dal desiderio di verità, per amare il lontano, lo sconosciuto, anche il nemico, è necessaria la fede, per amare il ricco ci vuole umanità, per amare il povero ci si affida alla condivisione, ma, Signore, cosa ci vuole per amare lo stupido?
Ha la capacità di farti sentire totalmente impotente! Fa nascere in te la pietà e subito questa si tramuta in rabbia. Per un istante ti sembra di volere e subito ti trovi rassegnato. Cogli che è mostruoso ma non sai cosa fare. Decidi di essere buono e scopri che la tua bontà non serve a niente.
Vorresti dare e fai l’esperienza di essere vuoto. Il tuo amore non è né accettato né rifiutato. L’andartene lo senti una vigliaccata e il restare ti distrugge lasciandoti nella paura.
Parli e lui non ha bisogno di ascoltare, taci e lui non parla a te.
Non sa dove si trova e cammina come fosse arrivato. È perduto e si propone come salvatore. Si brucia e non ritira la mano perché troppo impegnato a lamentarsi. Vede la verità vorrebbe togliertela ma lui non la vuole.
Signore, rispondi come si può amare cosi? “È un figlio di Dio”. Lo so ma non è facile crederlo!
Don Gabriele.
Parrocchia di Arabba, 1987